SCELTA CONSCIA E SCELTA INCONSCIA

SCELTA CONSCIA E SCELTA INCONSCIA

Mi piace 0 539 Francesca Febbo
Aggiunto da 23 settembre 2014

“Tutte le decisioni definitive sono prese in uno stato d’animo che non è destinato a durare.”

[Marcel Proust]

Ci si convince sempre che le scelte che compiamo siano dettate interamente dalla nostra volontà e ci sorprendiamo invece che talvolta, le azioni compiute, siano diametralmente antitetiche a quelle che ci eravamo prefissati. Partendo da un’analisi etimologica, si osserva che la parola “Scelta” deriva dal verbo latino “Ex-Legere” o “Ex-Eligere”, col significato di “separare la parte migliore di una cosa dalla peggiore, ovvero eleggere ciò che par meglio.” Già nella coniazione del termine, infatti, si attua una scissione tra due azioni, nella quale entra in gioco la volontà, vincolata da una presa di coscienza, che esalta l’efficacia e si sviluppa una preferenza mettendo in luce gli aspetti positivi dell’una e condannando quelli negativi dell’altra. Certo è che, se davvero fosse così facile evidenziare questa divisione, non si verificherebbe il comunissimo senso di smarrimento nel momento di prendere una decisione. Quanto invece è attestato dalla più nota enciclopedia Treccani, per definire questo termine è:“Libero atto di volontà per cui, tra due o più proposte, si manifesta o dichiara di preferirne una (in qualche caso anche più di una), ritenendola migliore, più adatta o conveniente delle altre, in base a criteri oggettivi oppure personali di giudizio, talora anche dietro la spinta di impulsi momentanei, che comunque implicano sempre una decisione. Ma quanto davvero la scelta è un “libero atto di volontà”? Nel complesso processo della scelta intervengono numerosissimi fattori esterni o interni, espliciti o impliciti. Una scelta è sempre vincolata, in diverse percentuali, da scuola, amici, famiglia, ambiente lavorativo, status sociale ecc. Ci si illude, quindi, di prendere le proprie scelte in totale libertà, quando invece essa è stata più volte filtrata e l’esito finale è la somma di tutti questi vincoli. La libertà sta nello scatto che la persona decide di compiere, dell’ultima fase del processo di scelta. Scegliere significa confrontarsi col fatto che ci sono dei limiti, che noi siamo in parte, ma non interamente, definiti da essi.

Le scelte possono essere classificate come consce ed inconsce. Le scelte consce sono quelle più razionali, quelle valutate, quelle che più si conformano a ciò che vogliamo dare l’idea di essere. Le scelte inconsce sono quelle invece che avvengono, per così dire, a livello di pancia. Sono dettate da impulsi momentanei, forti, meno ragionati che però esprimono ciò che realmente vogliamo. Ripensandoci, quante volte ci sarà capitato di scegliere la cosa che mai ci saremmo aspettati? Lo sei vede dalla scelta del partner, che spesso è l’esatto opposto di ciò che avevamo sempre fantasticato. Questo perché si reprime inconsciamente, per l’appunto, un dato desiderio, e si cerca conferma in un modus operandi premeditato. Eppure l’insoddisfazione di aver trovato quella che razionalmente era per noi la perfezione è generata dal fatto che questo controllo forzato può portare a scegliere qualcosa che non desideriamo realmente. La distinzione tra Conscio ed Inconscio segnò l’atto di nascita della psicoanalisi. Questa scoperta venne effettuata da Sigmund Freud, secondo il quale la maggior parte della vita mentale si svolge “fuori” dalla coscienza e l’inconscio non è visto come il limite del conscio, bensì la realtà abissale primaria di cui il conscio è solo la manifestazione visibile. Lo scontro che viene a verificarsi tra scelta conscia ed inconscia, non è che la proiezione delle tre “istanze freudiane”: Es, Super-io ed Io. L’io, sintesi delle due precedenti, è l’equilibrio mentale che si verifica in uno stato di quiete tra i due impulsi. Attuiamo quindi una serie di meccanismi inconsci che attivano questi impulsi, e che ci portano a compiere ciò che razionalmente vorremmo, per accorgerci solo alla fine che è la paura del rischio a plasmarci.

Francesca Febbo

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