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LA SCELTA DI SE’

LA SCELTA DI SE’

Mi piace 0 2128 Francesca Febbo
Aggiunto da 3 Ottobre 2014

Una delle scelte più strazianti ed esistenzialiste è quella dell’Essere, o meglio dell’Io Sono. Chi sono io? Chi siamo noi? Si danno innumerevoli immagini di sé e possiamo constatare noi stessi che la percezione che una persona ha di noi non è quella che ha un’altra. E nemmeno l’immagine di noi stessi è sempre chiara. Questo aspetto è espresso chiaramente nell’opera “Uno, Nessuno e Centomila” di Luigi Pirandello. Il romanzo inizia con la presentazione di Vitangelo Moscarda, una persona alquanto ordinaria che ha ereditato dal padre una banca. Una mattina la moglie gli fa notare di avere il naso leggermente storto e questo genera in lui una profonda crisi, in quanto si accorge che la percezione che ha di sé non è assolutamente quella che gli altri hanno di lui. Inizia quindi un intenso percorso di autoconsapevolezza nel corso del quale decide di essere solo e solamente Uno, colui che aveva sempre pensato di essere agli occhi degli altri. La sua scelta, però, è impossibile da portare avanti, perché si accorge che non vi è alcuna oggettività nella realtà, e quindi la sua è una decisione fittizia ed effimera. Il personaggio di Vitangelo Moscarda è uno dei più complessi personaggi pirandelliani, che vuole scindere quello che pensa di essere dalle cosiddette “maschere” attribuitegli dagli altri. Ma bisogna accettare che non sempre la nostra scelta è attuabile, che non siamo onnipotenti. Le maschere, infatti, non sono esclusivamente una scelta con la quale ci proponiamo agli altri, ma anche un meccanismo altrui che, partendo dal giudizio come parametro universale, sviluppa una propria percezione di un altro individuo. Come detto precedentemente, ogni scelta implica una rinuncia e una sofferenza nel lasciare l’altra possibilità. Ma quando sono le scelte ad essere sofferte? Quando quella che stiamo prendendo è una decisione dolorosa perché più insidiosa e più struggente? Per arrivare ad una meta prefissata occorre spesso andare oltre, attraversare questa ferita. Un chiaro esempio di questo struggimento e di questa repulsione è presentato in un passo dell’opera “Così parlo Zarathustra” del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Il discorso, intitolato “La visione e l’enigma”, è caratterizzato dalla presenza di due emblematiche scelte esistenziali. La prima è quella del protagonista, avvenuta in una visione nella quale egli, in compagnia di un nano, arrivato ad una salita su un impervio sentiero di montagna, vede che esso si dirama in altri due sentieri “che nessuno ha mai percorso sino alla fine”: il primo è quello che porta indietro (al passato) l’altro in avanti (al futuro). A questo punto, nel momento di prendere una decisione che si concluderà con la manifestazione concreta dell’Eterno Ritorno, Zarathustra ha una visione nella visione.In questo breve racconto, Nietzsche affronta la metamorfosi che avviene da uomo a superuomo, creatura superiore e ridente, divenuta tale avendo dovuto necessariamente vincere la ripugnanza soffocante del pensiero dell’eterno ritorno, della ripetizione incessante di quella sofferenza. Questo superamento ha fatto avvenire in lui un mutamento che lo ha portato ad accettare e a contemplare ciò che prima denigrava: accoglie in sé la concezione tragica e dionisiaca dell’esistenza, dice sempre “Si” alla vita, sopporta la morte di Dio trovando le risposte in sé. Il tutto è partito con una scelta, indubbiamente difficile, che però è riuscita a trasformare il suo essere. A questa visione superomistica si contrappone la figura dell’inetto sveviano, ovvero colui che si discosta dall’uomo comune, colui che non ha apparentemente ottenuto niente dalla vita. In realtà, nella visione sveviana l’inetto ha capito i meccanismi logici e squallidi della società, ha compreso che la società è basata su convenzionalismi e pregiudizi e ha scelto di vivere un’esistenza autentica sciolta da legami e condizionamenti sociali. L’inetto sveviano è espresso, in termini schopenhaueriani con il concetto di “noluntas”che sta a indicare la condizione della volontà liberata, ovvero il sottrarsi dell’uomo a quella cieca volontà di vivere che lo domina. Un altro esempio di scelta in cui l’individuo necessita di fare una scelta fondamentale di vita lo ritroviamo nel film “Matrix” nel quale il protagonista, Neo, si ritrova braccato dalla polizia dopo esser stato contattato da Morpheus, un hacker leggendario etichettato come terrorista da parte del Governo. Morpheus “risveglia” Neo mettendolo al corrente della realtà dei fatti: la terra è ormai ridotta ad un’unica area desolata e devastata, dove la maggior parte degli esseri umani sono stati catturati da intelligenze artificiali che attingono energia elettrica dai corpi umani, “coltivati” in stato di totale incoscienza dentro a delle specie di bozzoli, mentre nella loro mente viene indotta, mediante connessioni ai centri sensoriali, la convinzione di vivere una vita cosiddetta “normale”, all’interno di una realtà artificiale denominata Matrix. Neo ora ha due possibilità: Pillola azzurra, fine della storia, si risveglierà non ricordando più nulla e vivrà nella sua illusione. Pillola rossa, può iniziare a cogliere la vera realtà.

Francesca Febbo

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